Da dove viene l’espressione “pagar o pato”?
In portoghese, “pagar o pato” significa finire per subire le conseguenze di qualcosa che non si è fatto, assumersi una colpa altrui o sostenere un costo provocato da qualcun altro.
L’immagine è curiosa: perché proprio un’anatra?
La risposta non è così semplice. L’espressione è antica e presenta una forma quasi identica in spagnolo, “pagar el pato”. Entrambe sono documentate almeno dal XVI secolo. Tuttavia, le fonti disponibili non permettono di stabilire con certezza perché l’anatra sia entrata nell’espressione né quale sia stato esattamente il percorso che ha portato al suo significato attuale.
Nel corso del tempo sono state proposte diverse spiegazioni. Una delle più note è collegata a un racconto del celebre umanista italiano Poggio Bracciolini. Un’altra rimanda a un antico gioco con un’anatra. Una terza ipotesi mette invece in relazione pato con pacto, cioè “patto”.
Sono spiegazioni interessanti, ma nessuna può essere presentata come l’origine definitivamente dimostrata dell’espressione.
Ed è proprio qui che la storia di “pagar o pato” diventa interessante: distinguere ciò che sappiamo da ciò che è stato soltanto ipotizzato.
Che cosa significa “pagar o pato”?
Nel portoghese contemporaneo, “pagar o pato” indica la situazione in cui una persona finisce per subire le conseguenze di un errore, di una decisione o di un comportamento altrui.
Può accadere sul lavoro, in famiglia o in qualsiasi altra situazione in cui qualcuno si ritrovi a sostenere un costo o una responsabilità che non gli spettavano.
L’idea fondamentale è sempre la stessa: la conseguenza ricade sulla persona sbagliata.
L’espressione, però, non viene normalmente interpretata in senso letterale. Per un parlante portoghese contemporaneo, “pagar o pato” è ormai un’unità linguistica con un significato proprio.
La domanda storica è capire come si sia arrivati fin lì.
Una testimonianza risale al XVI secolo
Una delle più antiche testimonianze conosciute dell’espressione in portoghese è associata alle opere di Francisco de Sá de Miranda, poeta portoghese del Rinascimento vissuto tra il 1481 e il 1558.
La presenza dell’espressione nella letteratura portoghese del XVI secolo dimostra che non si tratta di una costruzione moderna nata in Brasile.
Quando però troviamo per la prima volta un’espressione in un documento, non significa necessariamente che quella sia la data della sua nascita.
Le espressioni idiomatiche possono circolare oralmente molto prima di essere messe per iscritto. Il primo esempio conservato è quindi soltanto il più antico che conosciamo, non necessariamente il primo che sia mai stato pronunciato.
Questa distinzione è fondamentale quando si studia l’origine delle parole e delle espressioni.
Anche lo spagnolo “paga l’anatra”
La ricerca diventa ancora più interessante quando si passa dallo spagnolo.
In spagnolo esiste infatti “pagar el pato”, un’espressione dal significato molto simile a quello portoghese.
Anche questa forma è documentata almeno dal XVI secolo.
La somiglianza è difficile da ignorare. Portoghese e spagnolo sono lingue strettamente imparentate e hanno condiviso per secoli parole, strutture linguistiche ed espressioni.
Questo potrebbe indicare una tradizione comune nella Penisola Iberica.
Ma è importante non andare oltre ciò che le prove consentono.
La presenza della stessa espressione in due lingue non dimostra da sola dove sia nata, quale lingua l’abbia utilizzata per prima o quale sia stata la circostanza che ha trasformato l’anatra in simbolo delle conseguenze subite ingiustamente.
Ci dice però qualcosa di importante: l’espressione è molto più antica di quanto potrebbe sembrare osservando soltanto il portoghese moderno.
Il racconto di Poggio Bracciolini
Una delle spiegazioni più conosciute collega l’espressione a Poggio Bracciolini, umanista e scrittore italiano vissuto tra il 1380 e il 1459.
Bracciolini è autore delle Facetiae, una raccolta di racconti brevi, spesso ironici e satirici, che circolavano nell’ambiente culturale del Rinascimento.
Tra questi racconti ce n’è uno che coinvolge una donna, suo marito e un venditore di anatre. La vicenda ruota intorno a una particolare forma di pagamento e termina con il marito che si ritrova a pagare per l’animale.
Il parallelo con “pagar o pato” è evidente: qualcuno finisce per sostenere un costo legato a una situazione che non aveva provocato direttamente.
Per questo il racconto è stato considerato una possibile spiegazione dell’espressione.
Il filologo brasiliano João Ribeiro, tra gli altri studiosi, ha collegato la locuzione portoghese alla storia raccontata da Bracciolini.
Ma qui occorre fare una distinzione essenziale.
Il fatto che un racconto assomigli al significato di un’espressione non dimostra che quel racconto abbia dato origine all’espressione.
Per trasformare questa ipotesi in un fatto storico servirebbe una documentazione capace di mostrare il passaggio tra il racconto e la nascita della locuzione nella lingua portoghese o spagnola.
Questa dimostrazione non è disponibile.
La storia di Bracciolini rimane quindi una delle ipotesi sull’origine, non un’origine comprovata.
L’antico gioco del “pato”
Un’altra spiegazione tradizionale collega l’espressione a un antico gioco conosciuto come “correr o pato”, una pratica di abilità nella quale i partecipanti cercavano di afferrare o conquistare un’anatra durante una competizione.
Descrizioni di pratiche simili sono documentate nella Penisola Iberica e successivamente anche in Brasile.
Secondo questa interpretazione, chi partecipava al gioco e non riusciva nell’impresa avrebbe potuto essere costretto a pagare l’animale.
Da qui sarebbe nata l’idea di “pagare l’anatra”, trasformata poi in un’espressione figurata.
La spiegazione è intuitiva e crea un collegamento diretto tra il significato letterale e quello figurato.
Ma anche in questo caso manca il passaggio decisivo.
Il fatto che un gioco con un’anatra sia realmente esistito non dimostra che da quel gioco sia nata l’espressione.
Per poterlo affermare, sarebbe necessario trovare documenti che colleghino direttamente la pratica all’origine e ai primi usi della locuzione.
Le prove disponibili non permettono di stabilire questo collegamento con certezza.
E se “pato” derivasse da “pacto”?
Esiste anche un’altra ipotesi, di natura più propriamente linguistica.
Alcuni studiosi hanno considerato possibile una relazione tra pato, “anatra”, e pacto, “patto” o “accordo”.
Secondo questa interpretazione, l’espressione potrebbe non essere nata originariamente intorno a un animale. L’elemento pato potrebbe essere il risultato di una trasformazione linguistica o popolare di pacto.
Questa possibilità è stata discussa anche nell’ambito degli studi etimologici di Joan Coromines, importante filologo catalano.
Anche qui, però, è necessario essere prudenti.
Una possibile relazione fonetica o etimologica non è sufficiente per dimostrare l’origine di una locuzione. Mancano prove definitive che consentano di stabilire che pato sia effettivamente nato da pacto all’interno di questa espressione.
La teoria rimane quindi un’ipotesi, non una conclusione.
Perché non abbiamo una risposta definitiva?
Il problema è comune nello studio delle espressioni idiomatiche.
Molte nascono nella lingua parlata e si diffondono senza lasciare tracce scritte. Quando vengono finalmente registrate in un documento, possono essere già utilizzate da molto tempo.
Nel caso di “pagar o pato”, sappiamo che l’espressione era già conosciuta nel XVI secolo. Possiamo inoltre confrontarla con la forma spagnola “pagar el pato” e con diverse spiegazioni storiche.
Quello che manca è una catena documentaria completa che permetta di seguire l’espressione dalla sua nascita fino ai primi significati documentati.
Abbiamo dunque:
testimonianze antiche + ipotesi sull’origine
ma non:
testimonianza della nascita dell’espressione + spiegazione definitiva.
È una differenza fondamentale.
Il primo documento non è il certificato di nascita
Quando si studia l’origine di una parola o di un’espressione, è facile commettere un errore: considerare il primo documento trovato come il momento esatto della sua creazione.
Non funziona necessariamente così.
Se “pagar o pato” compare in un testo del XVI secolo, possiamo dire che è documentata almeno dal XVI secolo.
Non possiamo invece dire automaticamente:
“È stata inventata nel XVI secolo.”
La lingua parlata lascia spesso tracce molto più tarde rispetto alla sua reale evoluzione.
Allo stesso modo, la presenza di un racconto precedente che assomiglia all’espressione non dimostra che quel racconto sia stato la sua fonte.
La storia delle lingue richiede proprio questo tipo di cautela.
Come l’espressione è arrivata fino al portoghese brasiliano?
L’espressione faceva parte del patrimonio linguistico portoghese ed è arrivata in Brasile insieme alla lingua.
Nel corso dei secoli, “pagar o pato” ha mantenuto la propria struttura e il proprio significato figurato, fino a diventare un’espressione perfettamente naturale nel portoghese brasiliano contemporaneo.
Il suo successo mostra anche quanto possano essere longeve le espressioni idiomatiche.
Non è necessario conoscere la loro origine per continuare a usarle.
Anzi, spesso accade il contrario: l’espressione sopravvive proprio mentre la storia che potrebbe spiegarla scompare dalla memoria collettiva.
Oggi un brasiliano può dire che qualcuno “pagou o pato” senza sapere nulla di Poggio Bracciolini, dei giochi con le anatre o delle antiche discussioni etimologiche.
Il significato è ormai autonomo.
La stessa idea, immagini diverse
Il confronto con altre lingue mostra un aspetto ancora più interessante.
In spagnolo troviamo “pagar el pato”, praticamente identico al portoghese.
In francese, invece, si dice “payer les pots cassés”, letteralmente “pagare i vasi rotti”, per indicare qualcuno che deve subire le conseguenze di una situazione andata male.
In inglese, una delle espressioni che possono avvicinarsi a questo significato è “take the fall”, soprattutto quando qualcuno finisce per assumersi la colpa o subire le conseguenze di un’azione.
Non significa che tutte queste espressioni abbiano la stessa origine.
Al contrario, il loro confronto mostra come lingue diverse abbiano trovato immagini diverse per rappresentare un’esperienza umana simile.
In portoghese e spagnolo c’è un’anatra.
In francese ci sono vasi rotti.
In inglese c’è una caduta.
È proprio questo che rende le espressioni idiomatiche così interessanti dal punto di vista culturale: trasformano concetti astratti come colpa, responsabilità e conseguenza in immagini concrete che possono rimanere nella lingua per secoli.
Allora, da dove viene “pagar o pato”?
La risposta più rigorosa è che l’origine esatta dell’espressione non è stata dimostrata con certezza.
Sappiamo che “pagar o pato” era già in uso nel XVI secolo e che nello stesso periodo esisteva in spagnolo la forma “pagar el pato”.
Conosciamo inoltre diverse spiegazioni storiche: il racconto di Poggio Bracciolini, l’antico gioco del correr o pato e l’ipotesi linguistica che mette in relazione pato con pacto.
Ma nessuna di queste teorie dispone di prove sufficienti per essere presentata come la spiegazione definitiva.
La conclusione più prudente è che “pagar o pato” appartenga a una antica tradizione fraseologica iberica, sviluppatasi almeno entro il XVI secolo, con il significato di far ricadere su qualcuno una conseguenza, una colpa o un costo che dovrebbe spettare a un’altra persona.
La storia dell’anatra, invece, rimane aperta.
E questa incertezza non diminuisce l’interesse dell’espressione. Al contrario, mostra quanto sia complesso ricostruire il percorso attraverso cui una semplice immagine può attraversare secoli, cambiare contesto e diventare parte naturale di una lingua.
Sappiamo che l’anatra viene “pagata” da almeno quattro secoli. Quello che non sappiamo con certezza è perché, all’inizio, fosse proprio lei a dover essere pagata.
Fonti e riferimenti
- Sá de Miranda, Francisco de. Opere poetiche del XVI secolo, tra le testimonianze antiche associate all’uso portoghese dell’espressione.
- Ribeiro, João. Frases Feitas. Studio classico della fraseologia portoghese e brasiliana, con discussione dell’espressione “pagar o pato” e della teoria collegata a Poggio Bracciolini.
- Bracciolini, Poggio. Facetiae. Raccolta quattrocentesca di racconti umoristici, tra i quali si trova la vicenda tradizionalmente collegata a una delle ipotesi sull’origine dell’espressione.
- Coromines, Joan. Studi etimologici citati nella discussione sulla possibile relazione tra pato e pacto.
- Câmara Cascudo, Luís da. Studi storici e folklorici relativi a “pagar o pato” e alla tradizione del correr o pato.
